[Kaos Live Report] MULATU ASTATKE live @ MONK CLUB – 20/02/2016

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Non capita tutti i giorni e in tutte le città della nostra contraddittoria Italia di poter ascoltare così da vicino una leggenda vivente dell’afro-jazz.
In primo luogo, infatti, non può mancare un sincero elogio nei confronti del Monk Club che nel giro di pochi mesi è riuscito a proporre una line-up davvero sorprendente per la rassegna “Jazz Evidence”. Una scommessa non facile, se si considerano le tendenze musicali contemporanee e i problemi logistici connessi agli spostamenti e ai set di band spesso molto numerose, eppure grazie a “Jazz Evidence” abbiamo avuto l’opportunità di poter ascoltare sia artisti con alle spalle carriere straordinarie sia nuove leve del jazz destinate ad entrare nell’olimpo dei grandi della black music (Kamasi Washington, su tutti).
La serata si preannuncia subito carica ed il pubblico, incuriosito e pieno di aspettative, comincia ad affluire in modo corposo nel giardino del Monk e nella sala principale.
Facendo un passo indietro, sembra opportuno spendere qualche parola di presentazione.
Mulatu Astatke è un leggendario vibrafonista e polistrumentista africano. Creatore negli anni ’60 di quel movimento Ethio-Jazz in cui si fondono tradizione etiope, influenze latinoamericane e improvvisazione jazzistica, è da ritenere uno dei più importanti musicisti africani di sempre.
È stato il primo studente africano ad aver frequentato il prestigioso Berklee College of Music di Boston e fin dagli esordi ha avuto la possibilità di suonare con musicisti del calibro di Duke Ellington.
Insomma, per tutti coloro che conoscevano il personaggio c’erano sul serio pochi dubbi in merito alle emozioni che avrebbe offerto durante lo spettacolo.

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Neanche il tempo di ordinare la prima birra e la band inizia a travolgerci con la prima suite di ben diciassette minuti, dove le strutture tipiche del jazz sembrano già sposarsi in modo naturale con il sound e le armonie tipiche dell’afrobeat e della musica araba ed egiziana tradizionale.
Non mancano, già dalla seconda traccia (la stupenda “Yekermo Sew” tratta dalla colonna sonora del film “Broken Flowers” di Jim Jarmusch), elementi vicini al free-jazz, comunque mai eccessivi o noiosi grazie all’estro e alla tecnica del sassofonista James Arben e del trombettista Byron Wallen.
Mulatu si diverte e saluta garbatamente il pubblico, presentando spesso le proprie composizioni e dividendosi piacevolmente fra vibrafono, percussioni e la tastiera di un piano wurlitzer.
L’atmosfera diventa ancor più magica e sognante grazie alla presenza di Danny Keane al violoncello, che eseguirà anche un brano in duo con lo stesso Astatke.
Nella seconda parte del concerto non mancano invece incursioni nel latin-jazz, sempre e comunque contraddistinte da pulsanti venature afro.
Possiamo parlare, in sintesi, di un live di livello assoluto in cui il musicista etiope (classe 1943) si conferma ancora sul pezzo e in ottimo stato di forma, accompagnato dai fantastici musicisti inglesi della “Steps Ahead Band”.
Una piacevolissima serata, dove noi di TIPS! e Radio Kaos Italy, amanti delle sonorità black e del groove, non potevamo non trovarci a nostro agio.
A questo punto, cresce l’attesa per un altro concerto targato “Jazz Evidence”, dove nella consueta cornice del Monk sarà di scena il 15 marzo il grande Tony Allen (storico batterista degli Africa 70 di Fela Kuti) con un tributo alla musica di Art Blakey. Non vediamo l’ora!

Ant De Oto

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