[LiveReport] Brunori SRL live @Auditorium Parco della Musica 26/03/2015

0

A distanza di un anno dall’uscita del suo terzo album in studio, Vol. 3 – Il cammino di Santiago in taxi, Dario Brunori porta i suoi aficionados in teatro, per una tournée in cui la sua S.a.s. (società in accomandita semplice) si evolve per dar luce a “Brunori Srl: una società a responsabilità limitata”, spettacolo ispirato al teatro canzone di gaberiana memoria “[…] Che cuoce in acqua di rose autobiografia e sociologia spiccia, canzoni malinconiche e orchestrine da cameretta, chiacchiere da bar e nostalgia canaglia, baci perugina e filosofia da spiaggia. Un mix fra stand up comedy e teatro canzone. Fra concerto e cabaret. Fra finzione e confessione. Fra Martino e campanaro. Come Gaber, ma peggio. Come Bene, ma male. Come Hicks, ma Y. Uno show realizzato al solo scopo di lucro. Si apra il sipario”.
Le stesse parole del cantautore, qui riportate, esemplificano quello che è stato il trend della serata. Ma partiamo dall’inizio.
Arrivo all’Auditorium alle 21:15, a malapena un quarto d’ora dopo l’orario d’inizio riportato sul sito, contando sul ritardo, fisiologico o rituale, cui gli eventi musicali mi hanno abituato da tempo: sorpresa delle sorprese, lo spettacolo sta iniziando mentre salgo le scale, però non mi lamento, sono proprio sopra il palco.
“Immaginate di pagare il prezzo del biglietto e vedere qualcosa per cui ne è valsa la pena: non accadrà mai”: il succo della lettura introduttiva è praticamente questo: l’intento ovviamente è ironico, ma spesso non è così chiaro… Finalmente inizia la musica: una mini-orchestra da camera (violoncello, violino e clarinetto) accompagna due tastiere (una delle quali in mano alla compagna Simona Marrazzo, seconda voce principale e tamburello) e una batteria comprensiva di pad elettronico. I primi tre pezzi sono tratti dall’ultimo album – non reggono il confronto con il primo disco – l’interpretazione però è intensa; il pubblico gradisce e, spesso e volentieri, canta assieme al protagonista indiscusso della scena, Dario Brunori.
Il format, prevede però l’inserimento di monologhi, e per quanto fosse esplicitato negli interventi promozionali sul tour, rimango un po’ deluso quando il frontman si allontana dagli strumenti per prendere posto in piedi davanti a microfono e leggìo: inizia la seconda, lunga, lettura: di fatto non vedo l’ora che riprenda a suonare e a tratti mi perdo nei miei pensieri. Il racconto di per sé non aggiunge molto a quello che emerge dalle canzoni, e il fatto che sia condito qua e là da battute del tipo: “I bambini sanno essere bastardi, ma senza doppi sensi.. per questo mi piacciono: il giudice dice fin troppo” a mio avviso non è in linea col contesto che l’artista cerca di dipingere con le sue parole. Dopo un tempo indeterminato che sembrava non finire mai, i musicisti tornano a suonare, e ci regalano una dolcissima “Nanà”, eco del primo album che ho avuto il piacere di vedere eseguito dal vivo al Circolo degli Artisti in uno dei suoi primi concerti romani nel 2010, seguita da “Le quattro volte”, che non riesce proprio a convincermi. Dopo un altro brano, succede di nuovo: si spengono le luci e ricomincia il monologo: cerco di stargli dietro, ma io stasera mi aspettavo ben altro da lui, da loro: già, loro, perché nel mentre è come se i suoi compagni di viaggio non ci fossero. Sostanzialmente ho aspettato di godermi i successivi brani sperando che la struttura dell’esibizione cambiasse. Invece no: tre pezzi, monologo, tre pezzi, monologo.
I fan del cantautore non me ne vogliano: nulla da dire sul suo impegno e le sue capacità: ma ho preferito conservare di lui il ricordo di un timido e raffinato concerto agli esordi. Non credo però che questo evento sia un fallimento: solo che per conquistare chi, come me, frequenta anche altri mondi, la scelta di basare questo spettacolo su un mix di teatro e musica, è stata sfruttata solo a metà: una rappresentazione meno autoreferenziale, che coinvolgesse anche gli altri componenti del gruppo e la platea, sarebbe stata più efficace e stimolante; e del tutto alla portata dell’onesta Brunori Sas, che nel passaggio a S.r.l. credo abbia perso qualcosa per strada.

Di Pedro Pereira