[LoSciaguratoGuido] I “botti” del San Paolo chiudono una Serie A scontata

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Il weekend appena trascorso ha rappresentato l’ultimo giorno di scuola del nostro amato campionato. Non c’era praticamente più nulla da dire, se non nella finale Champions del San Paolo di Napoli tra la squadra di casa e un’agguerrita Lazio. Come ogni alunno ritardatario che si rispetti, anche queste due squadre hanno aspettato l’ultimo giorno per farsi interrogare dal prof. “Campo di Giuoco”. L’una per farsi perdonare delle troppe occasioni perse nel corso della stagione e di obiettivi e aspettative non confermate rispetto all’inizio dell’anno “scolastico”, l’altra per alzare la propria media voto e confermare i progressi nonostante fosse una di quelle squadre che “potrebbe ma non ha i mezzi per impegnarsi abbastanza”. L’interrogazione finale ha sostanzialmente confermato l’andamento della stagione e ha premiato la Lazio in tutte le “materie”. Solida in difesa, nonostante i due gol subiti, cinica e spietata in attacco, talvolta il prof l’ha dovuta fermare per l’eccessivo agonismo e l’intensità nello “studio”! il fatto di essere la squadra con il maggior numero di falli fatti nel torneo testimonia proprio l’aggressività e la determinazione che la Lazio ha messo in ogni partita, per recuperare velocemente i palloni. Il Napoli invece è stato rimandato! Oltre ad avere un grosso problema in matematica (54 gol subiti in campionato sono eccessivamente troppi per una squadra che vuole ambire al vertice), l’alunno presenta gravi problemi di concentrazione, non si possono infatti fallire delle occasioni del genere in casa, sbagliando un rigore con Higuain (non è il primo che fallisce in stagione) dopo che si è rimontato dallo 0-2, ma soprattutto i gol presi ieri sera entrano di diritto nella videoteca della Gialappa’s Band qualora si decidessero a ritornare in onda con Mai dire Gol. Pazzesche le ripetute disattenzioni difensive nella partita, con il portiere e la difesa sicuramente sotto accusa, ma anche il partente Coach che non ha saputo porre rimedio agli equilibri deficitari del proprio sistema difensivo. L’integralismo nel modulo, ma non nella scelta degli uomini (36 formazioni diverse in 38 partite di campionato), fanno di Benitez un allenatore sicuramente apprezzabile, ma che non ha dimostrato di sapersi adattare al calcio italiano. Con la promozione ottenuta a suon di bei “voti”, gli aquilotti di Roma attendono un bel premio dal “papà Lotito” che dovrà allestire con un mercato attento una squadra capace di ben figurare anche nei preliminari di Champions e di reggere tre competizioni nella prossima stagione.
Insomma, un altro campionato dalle poche sorprese e dagli esiti scontati va in archivio. La distanza di punti dalla Juventus alla Roma è esattamente quella dell’anno scorso anche se a punti più bassi. L’avanzamento in Champions dei bianconeri e l’affacciarsi al calcio che conta dei giallorossi hanno fatto perdere alle due squadre parecchi punti per strada; il dato interessante è squisitamente “geopolitico”. Per la prima volta dopo non so quanti anni, le squadre romane occupano posizioni di vertice e rappresenteranno (speriamo entrambi) il calcio italiano in Champions, oltre alla Juventus ovviamente. Le genovesi scalzano le milanesi che rimangono fuori dall’Europa dopo l’ennesimo campionato anonimo. In coda, il Cagliari saluta la serie A dopo 11 anni mentre alla scontata retrocessione del Cesena, si aggiunge il fallimento del Parma, sportivo ed economico. Da pubblico encomio i giocatori e il mister dei ducali che sebbene consapevoli del destino nebbioso che li attende, hanno onorato il campionato facendo addirittura più punti di quelli portati a casa prima della dichiarazione di fallimento del tribunale.
Si, sono sempre molto duro nei confronti della Serie A, forse perché sono cresciuto con un campionato diverso. Nella MIA Serie A militavano campioni del calibro di Batistuta, Crespo, Baggio Weah, Del Piero, Maldini, Ronaldo, Veron e tanti altri. Tutti vedevano l’Italia come un punto di arrivo, non come una transitoria tappa per crescere tatticamente. Ora non è più così, il calcio italiano, che ricordo è la quarta industria del nostro Paese, è mal gestito, arcaico, con molti passi da compiere, soprattutto per quanto riguarda la questione stadi e sicurezza. Però ammetto che quando finisce il campionato, aspettare tre mesi, in assenza delle competizioni per le nazionali, per veder rigiocare una partita, un po’ mi manca. Poi penso alla difesa del Napoli e a come è fallito il Parma, e un po’ mi passa….

Guido Cittadini