[Kaos Live Report] Marlene Kuntz @ Spazio Novecento – 09/02/2017

0

Omaggio al glorioso passato di una band ancora capace di sorprendere

C’era grandissima attesa per il concerto di giovedì scorso. Nell’improvvisata – ma assolutamente sorprendente – location dello Spazio 900, i Marlene Kuntz hanno impreziosito un nuovo appuntamento del Quirinetta On Tour, rendendo omaggio al loro secondo album, Il Vile, datato 1996.

Dopo la tournée del 2014 incentrata sulla loro prima opera, Catartica, i Marlene Kuntz hanno intrapreso questo nuovo tuffo nel passato senza tralasciare del tutto il presente, rappresentato dalle tracce di Lunga Attesa, uscito appena un anno fa. Che il gruppo di Cuneo sia cambiato nel tempo non ci piove, ma la carica che riescono a infondere grazie a i pezzi del loro primo periodo non ha eguali.

In platea, mentre prendiamo saggiamente posto vicino al palco prima che il locale in brevissimo tempo si riempia, qualche ragazzo particolarmente apprensivo rumoreggia per il ritardo dei nostri a palesarsi. Basta giusto un poco di pazienza, e dopo circa 40 minuti dall’orario prestabilito, Cristiano Godano prende il comando delle operazioni.

Lo spettacolo decolla con decisione sulla combo Overflash – Cenere, col pubblico che si lascia andare in un pogo liberatorio e trascinante. Più in generale, ogni volta che le chitarre di Godano e Tesio danno il via a una canzone del vecchio album, la gente va automaticamente in estasi.

Mi colpisce in particolar modo la figura quasi imponente di un impressionante Luca Saporiti, che maltratta le corde del basso e forma con Luca Bergia alla batteria un binomio con pochi eguali in Italia. Poi, verso la fine della prima parte di concerto, Il Vile prende definitivamente il centro della scena: “Ape Regina” (e qui batteria e basso sono al top), “Retrattile” e altri capisaldi si susseguono in rapida successione, fino allo scontato finale, con la title track a tenere banco (“Onorate il Vile!”, possibilmente a squarciagola).

I Marlene Kuntz lasciano momentaneamente il palco dopo un crescendo adrenalinico così ben strutturato che non sembra sia passato così tanto tempo (un’ora e mezza circa) dall’inizio. L’encore si sviluppa con un mix di pezzi da vari album, e si conclude con la splendida “Nuotando Nell’Aria”: l’atmosfera si fa oltremodo suggestiva, dandoci lo possibilità di riflettere sulle quasi due ore appena trascorse.

E mentre i nostri si dirigono verso il backstage, penso che Il Vile sia stato onorato come meglio non si poteva.

Paolo Sinacore / foto di Alessio Belli