Massimo Volume @ Auditorium, sala Petrassi 01/03/2019

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La sala Petrassi gremita. Da pochi giorni il concerto è sold out. I Massimo Volume presentano dal vivo il loro ultimo album “il Nuotatore”. Una band dopo tanti anni di culto per (quasi) addetti ai lavori, riceve in dono finalmente l’istituzionalità.

L’Auditorium, nel bene e nel male, rappresenta questa istituzione: un punto di arrivo che 27 anni fa sarebbe sembrato un sogno impossibile. Uno sdoganamento senza precedenti. Il giusto riconoscimento per chi ha contribuito alla storia del rock in lingua italiana.
Ma non tutto è filato per il verso giusto: l’attacco di “Litio” è penalizzato da una acustica non perfetta. La gente applaude. Qualcuno urla.

Emidio Clementi non sembra in serata: il primo “grazie” arriva dopo il quinto brano. Lui sa di non essere un cantante e le poche volte in cui in passato ci ha provato (vedere alla voce “Club Privè“) il risultato non è stato indimenticabile . Ma lui non è un cantante. Lui recita, declama, urla, parla.
E questo limite paradossalmente è stata la forza e la caratteristica fondante della band sin dagli esordi. Ma questa sera la sua voce risulta non ispiratissima anche nel recitato, come se non riuscisse nemmeno lui a trovare un equilibrio,nonostante il grande lavoro di Egle Sommacal alla chitarra e di Vittoria Burattini alla batteria, di cui il suono non uscirà mai chiaro e calibrato. La seconda chitarra di Sara Ardizzoni (a volte al basso)
è ancora in fase di rodaggio; fermo restando che sostituire un musicista come Stefano Pilia non è semplice per nessuno. Stesso discorso per i cori che non sono mai stati un punto forte dei Massimo Volume: questa sera sembrano fuori contesto. Ma sono soprattutto i silenzi a dominare la scena; con quei lunghi intervalli tra un brano e l’altro che penalizzano l’esibizione.

Un brano addirittura sarà interrotto per essere ricominciato
(“La ditta di acqua minerale“). Ma la gente applaude. Offre sostegno. I Massimo Volume non sono mai stati una band spettacolare, e in una sala del genere stasera è proprio lo spettacolo a mancare di più.
L’intimità che su disco sembra parlarti e trasportarti in situazioni quotidiane degne di poesia, qui non sempre si ricrea. E non bastano più i continui riferimenti letterari, perlopiù americani, a cui Clementi ci ha ormai abituati. Non basta scomodare filosofi, amici, madri, nonni e lanciarli in un afflato poetico che stasera non sembra raggiungere l’obiettivo prefissato. Serve altro. Ed Emidio lo sa. Per ora è solo una battuta a vuoto che capita ai migliori. La gente applaude, mentre il tram che ci riporta a casa chiude le porte.Bentornati Massimo Volume. Comunque sia, é così.

Testo: Camillo Milli