Massimo Volume + Giardini di Mirò @Villa Ada 07-07-2019

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Sono passati quasi 30 anni dalla formazione di una band che nella sua carriera ha conservato intatta la capacità di narrazione della desolazione umana, degli sconfitti e delle stanze vuote riempite da soliloqui e contorsioni dialettiche.

Sembra lontana nel tempo quella via del Pratello a Bologna, ma quasi la puoi rivedere come in una polaroid sbiadita impressa da parole sofferte, consumate, sussurrate a volte urlate. La voce di Mimì ti porta in ogni singolo scatto facendone rivivere le atmosfere, quasi sentire gli odori e quelle stanze che nel ’93 sembravano il centro di ogni pensiero ancora oggi dicono “che non c’è niente fuori”. Ad ogni concerto quello che colpisce dei Massimo Volume è il contatto intimo che si crea con il pubblico, sembra di essere con un vecchio amico ad un tavolo (lo immagino di legno scuro e un pò traballante), e sei li ad ascoltare le sue elucubrazioni farcite di lampi poetici. Li senti dentro ed è quasi superfluo un applauso perchè ti sembra di interrompere quell’introspezione. Mimì è così, un amico che ostenta il suo passato inciso sugli avambracci tatuati che parlano di vecchie storie e il suo elegante vestire. E la voce. La sua, si muove nei live su un tappeto di suoni incessanti, a tratti ossessivi. Ieri sera l’anteprima era stata una gradita incursione di Clementi nell’ultimo pezzo dei Giardini di Mirò di quel Nuccini con cui forma un sodalizio artistico ormai da anni in vari side project. Il tempo del cambio palco e la scena è tutta per i Massimo Volume. Si inizia con Una voce ad Orlando tratta dal loro ultimo lavoro discografico e sarà ovviamente questa la fonte da cui attingere gran parte della set-list. Mimì parla poco almeno fino a quando introduce La ditta dell’acqua minerale, lì concede il suo privato raccontando di quel suo zio che ha ispirato la canzone dopo essersi giocato a carte la ditta. Per il resto fila dritto come un treno inanellando una dietro l’altra canzoni che si fanno via via più violente prima dell’encore di quattro brani che vede Luca Reverberi stemperare l’atmosfera col suo violino. La chiusura è in collaborazione con i Giardini sulle note di Fuoco Fatuo tratto da quello che per me rimane l’album migliore dei Massimo Molume: Lungo i Bordi. Unico neo se proprio devo muovere una critica alla serata è l’assenza di Litio ma abbiamo retto anche cosi !

Foto: Alessio Belli / Report: Antonio Cammisa

Setlist:

Una voce a Orlando
Dymaxion Song
Le nostre ore contate
Amica prudenza
Nostra Signora del caso
Fred
La ditta di acqua minerale
L’ultima notte del mondo
Dopo che
Il nuotatore


Encore:
La cena
Alessandro
Qualcosa sulla vita
Fuoco fatuo (con Giardini di Mirò)