[Kaos Interview] Orfeo l’ha fatto apposta: intervista a Pietro Berselli

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Capita raramente di imbattersi in qualcosa capace di attirare in pochi secondi la nostra attenzione. È accaduto al sottoscritto con l’inizio di “Niobe”, il singolo (con annesso video) scelto per fare da apripista all’esordio del cantautore Pietro Berselli. E come da fortunata tradizione, il primo impatto è sfociato nel gradito e completo ascolto dell’album Orfeo l’ha fatto apposta (Dischi Sotterranei). Un lavoro davvero notevole che merita di essere trattato direttamente in compagnia dell’autore…

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Se sei d’accordo vorrei organizzare qualcosa di diverso: ti andrebbe di presentarti ai nostri lettori e ascoltatori tramite tre dischi?

Buongiorno a tutti, solo tre dischi! Ci provo. Desperate youth, bloodthirsty babe dei Tv on the Radio, Des visages Des figures dei Noir Desire, Disintegration dei The Cure.

Non mancano i richiami alla classicità in questo esordio, come mai?

È quello che studio da una vita, mi è venuto naturale esprimermi anche attraverso i classici.

Qual è stata la genesi del disco, puoi raccontarci gli sviluppi che ti hanno portato ad Orfeo l’ha fatto apposta?

Per prima cosa c’è stata la scelta di scrivere in italiano che è stata una rivelazione, con l’italiano ho il controllo su ogni emozione che voglio esprimere. Prima di questo disco ho suonato in varie band, ma non era per me, avevo bisogno di scrivere i miei brani da solo e ricercare i suoni necessari. Una volta fatto questo ho trovato dei musicisti eccezionali, Edoardo Della Bitta, Roberto Obici, Marco Sorgato e Francesco Aneloni che hanno saputo rendere queste canzoni ancora più potenti. I testi sono il frutto di un periodo non troppo felice (come si può ben intendere!), certe cosa fanno meno male una volta su carta.

Testi bellissime e chitarre-noise è il binomio che segna il disco. Come hai gestito questa unione vincente?

Innanzitutto ti ringrazio! Abbiamo speso molto tempo per trovare l’equilibrio in queste canzoni. I testi sono importanti quanto i suoni e viceversa, se un testo suona male non ci penso due volte a buttarlo via. Il suono della parole è fondamentale quanto il loro contenuto. La musica funziona allo stesso modo, deve essere complementare al testo, mai di solo supporto.

Chi è il Tu presente in molte canzoni? C’è autobiografia nei tuoi testi, o sei piuttosto un narratore distaccato?

È un Tu multiplo, parlo a più persone. Il disco è autobiografico al cento percento.

Italia popolo di cantautori: quali sono – se ci sono – i tuoi preferiti? Qualche nome internazione?

Da adolescente (come tutti d’altronde) provavo una certa venerazione per Fabrizio de André, ora lo guardo con occhi più maturi sicuramente e lo ascolto meno senza dubbio, ma penso ancora oggi che a livello di scrittura sia il migliore che abbiamo mai avuto, una spanna sopra tutti. Cantautori internazionali, cito sicuramente Elliot Smith, Jeff Buckley e Nick Drake.

Tornando ai cantautori: “Diluire” mi ricorda molto “Sogno Numero Due”…

Giuro che non avevo letto queste domanda prima di rispondere alla precedente!
Sono onorato nel sentire una cosa come questa! Chi lo sa, magari inconsciamente sono finito in Storia di un impiegato a cercare ispirazione!

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Come hai scelto tutto l’universo visivo (videoclip, cover dell’album) che accompagna Orfeo l’ha fatto apposta?

Ho creato copertina e primo video tutto in pellicola. Era importante anche lavorare con mezzi che suggerissero una dimensione nostalgica. Le situazioni di cui parlo ormai per me sono lontante nel tempo, la nostalgia e il ricordo rappresentano la dimensione di questo disco.

C’è un brano o un momento del disco in cui senti di aver raggiunto al 100% il tuo obbiettivo?

Queste percezioni cambiano nel tempo, ogni brano ora vorrei modificarlo e adattarlo alle necessità che abbiamo adesso! Penso che “Cordiali saluti” sia una canzone ben riuscita.

Quando passerai a trovarci nella Capitale?

Non posso dirlo sennò il booking mi viene a prendere a casa, ma presto ve lo assicuro!

di Alessio Belli