Pippo Sowlo ci sei mancato.

Certe assenze fanno rumore, non quello dei silenzi vuoti, ma quello delle attese cariche, sospese.

Dopo sei anni lontano dai palchi romani, il suo ritorno al Monk, in occasione dell’uscita de “La fine della Naspi”, è stato molto più di un semplice live: un momento di riconnessione con una città che non ha mai smesso di riconoscerlo.

E non è un caso che tutto questo avvenga proprio lì, nel Monk, storico club romano citato anche in “Bvtvclvn”: un luogo simbolico che diventa punto di incontro tra passato e presente, tra silenzio e ritorno.

“La fine della Naspi” segna infatti anche la fine di un periodo di assenza e l’inizio di una nuova fase, quasi come un primo assaggio di ciò che verrà, in vista del concerto di Rock in Roma che si terrà il 13 giugno.

Fin dalle prime battute si è capito che non si trattava di recuperare il tempo perduto, ma di riprendere un discorso interrotto.

In una scena musicale sempre più veloce, Pippo Sowlo continua a distinguersi per un tempo tutto suo, costruendo un linguaggio autentico, lontano dalle tendenze.

Non è un caso che oggi sia diventato un vero e proprio culto a Roma.

Un culto che nasce dalla romanità, ma che riesce ad andare oltre, trasformandosi in una voce capace di arrivare anche a livello nazionale senza perdere identità.

Il pubblico lo ha dimostrato chiaramente: presenza, attenzione, ascolto. Più che entusiasmo, un legame reale, rimasto in sospeso e pronto a riaccendersi.

Il suo ritorno non è stato nostalgia, ma qualcosa di necessario.

Bentornato.

Articolo di Rocco Foggia

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