Sleepless – Il Giustiziere visto in anteprima da White Canotta

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Distribuito da Notorious Pictures, dal 2 febbraio al cinema arriva Sleepless – Il Giustiziere col premio Oscar Jamie Foxx. Alessandro Giglio, uno dei due speaker del programma White Canotta, l’ha visto in anteprima e ci racconta cosa ne pensa

Sono passati appena quattro anni dall’uscita del thriller francese Nuit Blanche. Quando lo videro i produttori del film di cui vi parlo oggi, pensarono immediatamente di farne un adattamento per il pubblico americano. Confesso di non aver visto l’originale, ma il suo “clone” non m’ha convinto per niente.

Tutta la vicenda si dispiega in 12 ore per spingere l’acceleratore sull’adrenalina. Ne vien fuori qualcosa di più vicino al videogioco che al cinema. Tendenza, questa, sempre più diffusa. Ritmi vertiginosi, inseguimenti, sparatorie a gogò, violenza cruda quanto basta e un po’ di amore paterno buttato lì a conquistare gli spettatori più dolci. L’importante è stare alla console, pardon, davanti allo schermo senza farsi troppe domande e lasciarsi travolgere dal fiume in piena di Sleepless.

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Jamie Foxx è il tenente Vincent Downs della polizia di Las Vegas. Poliziotto corrotto o infiltrato degli affari interni? Per un’oretta il film gioca su questo interrogativo e funziona pure. Una cospicua partita di cocaina viene intercettata/rubata da Vincent insieme al suo collega che aveva avuto una soffiata. Il problema è che durante lo scontro a fuoco Vincent perde la maschera e gli scagnozzi del losco titolare di un casinò extra lusso che aspettava la coca da girare al boss Rob Novak (l’allucinato Scott McNairy), lo riconoscono.

Il rapimento del figlio sedicenne per riottenere la droga dal tenente Downs innescherà un meccanismo incendiario. Potrebbe filare tutto più agevolmente di quanto accadrà. Sulle tracce di Downs c’è infatti anche una investigatrice degli affari interni (Michelle Monaghan) col suo collega (David Harbour).

Ok, Jamie Foxx è un tenente strafico e cazzuto (è stato Django mica un hobbit!), quindi malgrado perda sangue dalla mezz’ora del primo tempo per una pugnalata assassina al torace e continui a picchiare come un fabbro ferraio tutti quelli che gli si parano davanti, puoi pure accettarlo, ma quando nel plot entra dentro il figlio sedicenne e si comporta come un novello Axel Foley non ce la fai più! Scontri e scazzottate in un casinò/hotel di Las Vegas in cui le telecamere sembrano non essere ancora state inventate sono al limite del paradossale.

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Un plotone di polizia che entra nel casinò in cerca di malavitosi armati fino ai denti e nessuno che si preoccupi di chiudere ogni accesso è un insulto all’intelligenza dello spettatore. Poi che fai? Non ce la fai entrare nell’ingranaggio la mamma preoccupata? Certo, e chi se ne frega di come! Un altro frame da antologia al contrario è quello che vede protagonista l’investigatrice degli affari interni in auto. Un consiglio, non giocateci mai a poker: non è proprio la reginetta del bluff…

Tra i punti a favore del film la durata finalmente umana. Se di svago parliamo, sarebbe buona creanza non andare mai oltre l’ora e mezza e Sleepless sta ai patti. Un problema invece è il finale che sembra annunciare un sequel d’obbligo e magari pure un prequel. Altro che insonnia… sento che avrò molto sonno quel giorno.

Alessandro Giglio