Speciale Jim Morrison a Mothership of Rock’nRoll: quando la poesia dona l’immortalità

Il 3 luglio del 1971 a Parigi viene ritrovato il corpo senza vita di James Douglas Morrison. La leggenda del rock Jim Morrison muore così a 27 anni esattamente 50 anni fa. La discografia dei Doors e la sua figura entrano nel mito, influenzando generazioni di performer, musicisti e poeti.

Una data così importante non può che essere ricordata attraverso una puntata speciale di Mothership of Rock’n Roll il 2 luglio che ripercorra le tappe della sua vita, della sua musica e della sua poesia.

Per l’occasione, come ospite della puntata al fianco di Tony Chinaski e Mel Moore ci sarò io, la Blondie di Backstage che a Jim Morrison devo tanto.

I Doors sono stati una vera e propria bomba nel giardino dei figli dei fiori, qualcosa che prima d’ora non si era mai ascoltato né visto, un ordigno pronto a esplodere in faccia all’America.

Quando nel 1967 uscì il disco omonimo, infatti, nessuno si aspettava qualcosa del genere, oscuro, pericoloso, catartico, sempre in bilico tra erotismo e misticismo. Il mito stava prendendo forma e Jim Morrison, da timido studente di cinema, si stava trasformando nel Re Lucertola, una delle prime rockstar della sua generazione.

“Il mondo incominciò in quel momento. Mi sentivo come se, fino ad ora, tutto fosse stato solo un sogno. Niente era reale, tranne la sua incredibile presenza. Jim Morrison era là, in quella sala, e dovevate crederci ragazzi. Al mondo non c’è un altro viso come quello. E’ bello, bellissimo, ma non in modo normale. E’ tutto quello che è stato finora e tutto quello che sarà mai, e lui lo sa. Lui vuole solo farci sapere che anche noi siamo così. Ecco perché lo amiamo”, scriveva una giornalista su una rivista musicale dell’epoca e queste righe rendono l’idea dell’importanza profonda che stava assumendo nella cultura giovanile. Era un idolo, un modello, un eroe oltre che un artista e il carisma era così notevole da riuscire a smuovere le folle, a fare in modo che si riflettessero in lui, che tutti partecipassero rapiti alla sua danza sciamanica, come le baccanti di Dioniso. Gli hip degli anni Sessanta avevano una forte consapevolezza tribale, desiderio di aggregazione e senso di appartenenza a una comunità e molti di essi vedevano Jim come un leader, la loro guida spirituale, l’uomo-medicina delle antiche tribù.

Paul Rotchild, produttore dei Doors, ce lo descrive con un Dr. Jekyll e Mr.Hyde, una personalità dalle mille sfaccettature, da un lato un ragazzo di un’intelligenza incredibile, dall’altro un provocatore nato, il nemico pubblico messo alla gogna dalla frangia più bigotta dell’America, dall’altra ancora il poeta che dialogava con la vita e la morte, in bilico tra i due mondi, e poi l’alcolizzato, ingestibile satiro, aspetto che lo portò all’isolamento e alla rovina.

La sua morte, ancora avvolta nel mistero, avvenuta a 27 anni lo ha consacrato come icona pop, membro del triste club dei J27, ma l’eternità della sua figura si trova altrove, nella sua poetica, nella sua filosofia. Morrison affermava che dovremmo tutti fuggire dalle nostre prigioni mentali e andare oltre, smetterla di porci limiti. Egli ci invitava a danzare col fuoco, ascoltare il grido della farfalla, aprire le porte della percezione che abbiamo di noi stessi e della società, oltrepassando confini, distruggendo dogmi, allontanandoci dai condizionamenti imposti da un sistema che ci vuole schiavi di noi stessi. E’ oltre tutto ciò che troviamo la nostra libertà personale, il vero senso della vita.

Vi aspettiamo venerdì alle 17 con Mothership of Rock’n Roll ovviamente su Radio Kaos Italy!


OLIVIA BALZAR

Foto di copertina: https://www.swr.de/swr2/wissen/jim-morrison-106.html