Negli ultimi anni Stranger Things si è affermata non solo come fenomeno televisivo globale, ma anche come potente motore di riscoperta musicale.
La serie dei Duffer Brothers ha riportato sotto i riflettori numerose hit degli anni ’80, dimostrando come una colonna sonora ben costruita possa influenzare profondamente il pubblico e le classifiche musicali.
Il caso più emblematico è Running Up That Hill (A Deal with God) di Kate Bush, brano centrale nella trama della quarta stagione e simbolo del percorso emotivo di Max.
Grazie alla serie, la canzone ha conosciuto una rinascita straordinaria, tornando ai vertici delle classifiche mondiali a quasi quarant’anni dalla sua uscita.
Un destino simile è toccato a Should I Stay or Should I Go dei The Clash, legata in modo indissolubile al rapporto tra Jonathan e Will, diventando una vera e propria chiave narrativa ed emotiva.
Ma l’effetto Stranger Things non si è fermato qui.
Brani come Master of Puppets dei Metallica, Never Ending Story di Limahl, Time After Time di Cyndi Lauper, Every Breath You Take dei The Police e Purple Rain di Prince hanno trovato nuova vita grazie alla serie.
Raggiungendo nuove generazioni di ascoltatori e conquistando nuovamente le classifiche globali.
In questo modo, Stranger Things ha dimostrato come il dialogo tra audiovisivo e musica possa abbattere le barriere temporali.
Trasformando canzoni del passato in colonne sonore contemporanee e confermando il potere culturale della serialità televisiva.
Articolo di Elisa Biagi
