[Teatrandovicisi] “Siamotuttigay”, un’occasione mancata.

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Esiste sempre -e sempre in modo marcato- il confine che delimita ciò che è semplice intrattenimento da quanto è/diventa Teatro. Motivo per cui, non tutti coloro che calpestano le tavole del palcoscenico illuminati da riflettori sono attori, già per il solo fatto di trovarsi lì. Motivo per cui gli spettacoli dei villaggi turistici (tranne rarissime e ben più che sporadiche eccezioni) non sono Teatro, ma appunto piacevole (si spera) divertissement.

Siamotuttigay” scritto e diretto da Lucilla Lupaioli, diventa così un’occasione perduta: tante buone idee e intenzioni non risolte. Un divertissement, appunto.

Andiamo in ordine. La trama: “E se il mondo fosse al contrario e l’omosessualità fosse la regola e l’eterosessualità l’”anomalia”? Il camerino di Maggie — attrice di successo che sta per affrontare l’ennesima Prima, accompagnata come sempre dalla moglie Tessy, sua coetanea e suo ufficio stampa — diventa scenario di una commedia ritmata dalla rocambolesca richiesta di libertà dei loro figli, William e Sheila che, a dispetto di ciò che la cultura dominante impone, si scoprono e sono eterosessuali. Nei tentativi fallimentari di rivelare la loro verità, William e Sheila, fra eventi imprevedibili e inattese sbandate, coinvolgono la sarta Lucy e il macchinista Max, entrambi dichiaratamente etero, con i quali inciamperanno in una serie di equivoci, che saranno rivelatori di aspetti e sfumature che non potevano prevedere.”

Ottimo lo spunto che riporta il comunicato stampa. Interessante, direi. Ma, come si dice, mai avere aspettative.

Un’unica azione temporale e spaziale: tutto si svolge nel camerino di Maggie in prossimità della prima; al centro del palcoscenico, come una piccola scatola aperta che lascia a vista il resto del palcoscenico vuoto. Si entra, si esce. Gli attori non impegnati sulla Scena restano fuori, a vista. Il testo -si capisce- vorrebbe essere un’esplosione di battute esilaranti, invece, ci si imbatte su alcune gag simpatiche e troppe battute scontate. Siamo lontani anni luce da esempi come “Terapia di gruppo” di Christopher Durang.

La protagonista Maggie (l’attrice prima donna) lesbica e madre in coppia con Tessy (Michela Fabrizi) è interpretata dall’en travestì Alessandro Di Marco. Scelta a mio avviso questa, discutibile e non tanto per le sue qualità attoriali quanto perché molto poco convincente. Come en travestì Di Marco sarebbe perfetto in un contesto tipo il vizietto, ma come lesbica lascia davvero a desiderare nonostante i suoi sforzi. In Tutto su mia madre (Almodovar), ad esempio, sarebbe un meraviglioso Agrado ma non potrebbe mai essere Huma (Marisa Paredes, l’attrice). Già questo fa cadere tutta l’impalcatura dell’illusione teatrale di una coppia lesbica. Eppure Alessandro Di Marco domina il palcoscenico, grazie anche alla sua stazza imponente. Non tutti gli altri attori riescono a essere alla sua altezza. Troppo evidente il divario. Si salvano dignitosamente Antonio De Stefano e Claudio Renzetti.

Commedie di questo genere, incentrate sugli equivoci, sui colpi di scena, per poter essere vincenti, necessitano di un ritmo fulminante. Come un ingranaggio complesso di estrema perfezione ha bisogno di un funzionamento corretto in ogni sua parte. Basta un microscopico pulviscolo per danneggiare -irrimediabilmente- il tutto.

Ecco perché, più che in altri spettacoli, in commedie come “Siamotuttigay” la professionalità è d’obbligo; non è ammissibile l’approssimazione; non un’incertezza, non una sbafatura, ché altrimenti tutto viene a cadere.

Ecco perché di fronte alla messinscena cui ho assistito, la mia impressione è stata esattamente questa: un’assenza di professionalità intrisa di pressapochismo. Una regia non all’altezza del testo, nonostante autrice e regista siano la stessa persona.

Ed è un peccato, perché le idee pure ci sono. Belle le scelte musicali per gli stacchetti, ma insopportabili i finti balletti (meglio fermi e immobili piuttosto!). Più che apprezzabile la scenografia e i costumi. Eppure…

Eppure tutto questo non è ancora Teatro.

Un sorriso e qualche risata in platea non ne fa un successo.

Ancora una volta, peccato. Perché oggi più che mai c’è un gran bisogno di parlare di omosessualità e di diritti civili in modo nuovo. Il Teatro è di sicuro una possibile strada da percorrere per poter sensibilizzare l’opinione pubblica. L’importante è non scadere nello scontato e nel cliché. La causa LGBTQ non ha bisogno di questo.

di Marcello Albanesi

SIAMOTUTTIGAY

UNA PRODUZIONE: Bluestocking
REGIA DI: Lucilla Lupaioli

CON: Alessandro Di Marco, Michela Fabrizi, Claudio Renzetti, Antonio De Stefano, Martina Montini, Giulia Paoletti 
SCRITTO DA: Lucilla Lupaioli da un’idea di Marco Marciani