[Waiting for] Siren Festival 2017: buona la quarta!

0

Quattro anni non sono pochi per un festiva. Non lo sono specialmente in Italia, figuriamoci in una città di provincia. La maledizione italiana dei festival ha visto nel corso degli anni l’estinguersi di ottime iniziative che si sono eclissate o ridimensionate per le problematiche italiche. Forse non arriveremo mai ad avere un festival paragonabile a quelli europei di maggior grido, ma se in tutta la penisola dovessimo identificarne uno che può averne l’ambizione questo è il Siren Festival.
Il Siren è davvero una bella realtà che nella sua breve storia ha saputo proporre artisti interessanti incastonati nella sublime location di Vasto. I nomi degli anni passati, dopo il primo anno col botto, sono stati sempre ben assortiti e scelti con gusto e ogni volta questo piccolo grande festival è stato sempre una piacevole conferma.

Dal 27 al 30 luglio quindi l’appuntamento per i musicofili è nella città abruzzese. Se dovessi riassumere in uno spot la line-up di quest’anno direi che è un perfetto mix di elegante decadenza e cinica elettronica. Si va infatti dalla pura poetica dei Quattro Quartetti (Mimì Clementi che legge e musica Elliot) alla decadenza romantica dei Baustelle, ai vortici sonori dei Cabaret Voltaire, pionieri dei primi anni 80. Apparat e Trentmøeller sono quanto di più appetitoso nel panorama elettronico attuale e vederli nella stessa rassegna fa davvero scena. Il primo sarà presente con un dj set, il secondo invece incanterà con i suoi synth e sequencer rendendo ammaliante la notte. La vera chicca, però, che DNA Concerti ci ha regalato per questa edizione è rappresentata dagli Arab Strap. Si, ormai lo sapete tutti e avete metabolizzato l’annuncio da quando su sito e social del festival è uscito questo nome. Gli Arab Strap sono bellezza, sono eleganza! Band che vive di diritto nell’Olimpo dei 90’s, aprì in quella decade una porticina destinata a spalancarsi sulla scena scozzese di giovani prodigi. Proprio con Arab Strap e Mogwai partì l’ondata post-rock che devo ammettere stregò anche me. Arpeggi strutturati, spirali di melodie ma anche improvvise graffiate di distorsioni sono il loro marchio di fabbrica e la voce caldissima di Aidan Moffat rende gli Arab Strap una band raffinatissima.

Erano spariti nel 2006 dopo il lungo tour di “The Last Romance”, ultimo lavoro in studio. Il tour toccò Roma e io ero presente: il live fu intenso come sempre ma poi arrivo l’annuncio dello scioglimento. Pensavo di non rivederli più dal vivo e invece eccoli qui. In questi 11 anni Aidan Moffat ha continuato a fare bei dischi specialmente quelli con Bill Wells, fino 2016, data in cui viene annunciata l’uscita di una raccolta e la timida idea di ricostituire gli Arab Strap. Ed è proprio da “Arab Strap” (titolo omonimo del best of) che consiglio di partire a chi non conosce questa band per avvicinarsi ad essa e lasciarsi rapire. Per chi invece, come me è già un loro fan, è un ottimo sunto dell’opera di un gruppo che ha avuto molto da dire nella seconda metà degli anni 90.

Manca poco: prepariamo lettori mp3 e costumi perché davvero il Siren è “letteralmente” una figata e una delle cose più interessanti dell’estate italiana per gli appassionati di musica.

Di Antonio Cammisa