William Stravato: “Uranus”

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Il nuovo lavoro del chitarrista romano William Stravato si intitola “Uranus” e con le sue 9 tracce ci porta all’interno delle pure atmosfere fusion/jazz rock che richiamano i grandi artisti di questo genere come Allan Holdsworth, Greg Howe o Brett Garsed. Lo stile di William Stravato si rifà a questi grandi artisti, portando fuori però le sue tipiche scelte melodiche che permettono a tutti di distinguere il suo unico stile con la 6 corde.
La prima traccia “Nemesis” comincia con un intro di 1:33 minuti per poi lasciare spazio ai fraseggi fusion di William sorretti dal solido ed elegante drumming di Daniele Chiantese.
Il basso suonato da Mario Mazzenga la fa da padrone nel secondo brano, “Wormhole”, carico di sonorità più jazz/rock che culminano in un assolo melodico ricco di dissonanze ed “out” playing.
Un bel basso pieno e slappato ci presenta il terzo brano, “Displaced Axes”, dove un arpeggio eseguito con effetti molto spaziali ci conduce al tema eseguito in unisono con il sax, suonato da Massimiliano Filosi, seguito da vari scambi di assoli tra chitarra e sassofono.
Il quarto brano intitolato “Lenny” ci porta in ambientazioni più bluesy con un Hammond pieno e graffiante sia come ritmica che solista, il tutto sorretto da un basso sempre presente e mai banale.
La quinta traccia “Voyager II” si potrebbe considerare – come il singolo di “Uranus” – un brano che ci porta nel vivo della fusion con un tema accattivante, assoli melodici ed allo stesso tempo tecnici, pieni di gusto per le melodie espresse.

In “Mare Tranquillitatis” entra nel vivo il basso fretless che, insieme a chitarra e sassofono, ci porta in un mare jazz arricchito da un assolo di pianoforte eseguito da Dario Zeno, presente alle tastiere in tutti i brani del CD.
Nel brano “Magnitude 6.0” vediamo la partecipazione di Lorenzo Feliciati al basso.
Un riff di chitarra acustica ci porta al penultimo brano del CD, “Miranda’s Suite” che vede la partecipazione al basso di Andrea Rosatelli; composizione che trasuda rock da tutti i pori pur rimanendo in quei fraseggi tipicamente fusion.
L’ultimo brano si intitola “Under a Martian Sky” e ci riporta un po’ a quelle sonorità precedentemente ascoltate in “Cybertones”, CD rilasciato da William nel 2002. Gli accordi aperti di tastiera e chitarra ci portano nell’aperto spazio, soprattutto durante l’assolo a cui un sottofondo di tastiera fa da perfetto shuttle che lancia le melodie solistiche della chitarra.
Album consigliatissimo per gli amanti dei virtuosismi ricchi di melodia e gusto melodico. Una sezione ritmica perfetta permette a William di esprimere tutto il suo playing.

Voto: 4,5/5

Giuseppe Negri