INTERVISTA A FARNESE; RIMANERE CENTRATI QUANDO FUORI TUTTO CROLLA

Mentre fuori si accumulano notizie di guerre e sfilate di moda, dentro una stanza ci si chiede ancora «ma tu, come stai?», senza sapere bene cosa farne della risposta. MODA, il nuovo singolo di FARNESE in uscita il 2 ottobre per EDZ Edizioni di Zona (distribuito da PeerMusic), nasce dentro questo sovraccarico.

Abbiamo avuto l’occasione di conoscere meglio questo giovane artista che ha tanto da trasmettere attraverso la sua musica, vi lasciamo qui la nostra intervista:

  1. In MODA metti in contrasto le immagini patinate delle sfilate con uno scenario di guerra, mentre sul piano personale racconti la difficoltà di comunicare davvero. 

Da quale immagine o riflessione è nata la canzone e quando hai capito che questi due mondi potevano convivere nello stesso brano?

La canzone è nata ascoltando un giro di pianoforte mentre camminavo per la sala di casa. Ero tornato da poco da Milano e avevo negli occhi sia la bellezza di quella città, che mi piace molto, sia la sensazione di sentirmi soffocato in un mondo saturo di ogni tipo di cosa.

Ogni situazione o notizia ci mette di fronte a una continua competizione/guerra in ogni ambito della nostra vita, costringendoci a dover primeggiare in ogni situazione, senza mai poter prendere fiato.

Pensando alla moda, mi sono venute in mente le modelle che camminano sulle passerelle, bellissime, ma che dietro quell’estetica impassibile hanno un mondo fatto di guerre personali, sentimenti e situazioni con cui convivere. Eppure, sulla passerella, le fragilità e le difficoltà della vita restano nascoste, perché viene loro chiesto soltanto di apparire in un certo modo.

Questo contrasto si ritrova anche nei social, dove si combatte una vera e propria guerra di visibilità ed estetica, che ci costringe ad essere sempre più belli e seguiti degli altri, nascondendo spesso la verità dal lato umano.

Tutto questo si riversa nella nostra vita quotidiana, alimentando insicurezze e ansie.

La canzone si chiama MODA proprio perché mi sembra che viviamo in un mondo in cui tutto è destinato a durare poco: le cose, le attenzioni, le relazioni e persino il modo in cui guardiamo la realtà.

2. Nel testo compare una domanda molto semplice, «ma tu, come stai?», che sembra perdere significato in un presente sovraccarico di notizie, stimoli e ansie. 

Quanto è difficile oggi, secondo te, ascoltare davvero gli altri e trovare uno spazio per le proprie fragilità?

Il mondo di oggi ci costringe a una corsa continua, senza lasciarci il tempo di respirare e di godere dei risultati raggiunti.

Spesso non c’è spazio per le proprie fragilità, né per ascoltare noi stessi o gli altri.

Per questo credo che a volte sia necessario fermarsi, anche quando il mondo continua a correre, e ripartire dalle piccole cose, quelle che diamo più per scontate ma che, in fondo, sono le più importanti.

Chiedere “come stai?” significa proprio questo. Ripartire dalle basi, fermarsi e dare spazio a ciò che conta davvero.

3. Il tuo percorso ti ha portato da Nepi a Roma, passando per il Saint Louis College of Music e l’Officina Pasolini, dove hai studiato sotto la guida di Niccolò Fabi. 

Quanto queste esperienze hanno contribuito a definire la tua identità artistica e a trovare una voce che sentissi davvero tua?

Ogni esperienza ha contribuito in modo diverso.

Il Saint Louis mi ha dato una formazione musicale ma, soprattutto, mi ha fatto capire che non volevo fare il chitarrista (la chitarra era il mio strumento principale in quel percorso).

Mentre studiavo la teoria, infatti, andavo subito ad applicarla scrivendoci canzoni.

Officina Pasolini, invece, è stato il posto in cui ho trovato la mia dimensione artistica.

Lì ho imparato a dare priorità a quello che avevo da raccontare, anziché assecondare le mode o i gusti del momento. Ho capito che le canzoni devono essere vissute, e non ridotte a prodotti di plastica usa e getta.

Niccolò Fabi è stato fondamentale in questo percorso.

Mi ha accompagnato senza mai snaturarmi, anzi, aiutandomi a tirare fuori quello che sono. Mi ha insegnato una delle cose più importanti di questo mestiere: essere se stessi ed essere sinceri.

Inoltre, all’interno, ho avuto anche l’onore di conoscere e collaborare con altri importanti artisti e professionisti del settore musicale italiano.

Conoscere e osservare il loro approccio alla musica è stata una delle esperienze più formative.

Ognuno, a modo suo, mi ha aiutato a capire quanto sia importante mettere in musica ciò che si sente davvero, senza inserire elementi forzati soltanto per piacere al pubblico.

Credo che sia stato proprio questo percorso ad Officina ad aiutarmi a trovare un equilibrio tra le mie influenze e la mia identità artistica.

4. Dopo Portorico, MODA rappresenta un nuovo tassello verso il tuo EP d’esordio, previsto per gennaio 2027. 

Che tipo di filo narrativo o emotivo lega i brani che stai preparando e quale aspetto di FARNESE pensi emergerà in questo primo progetto nella sua forma più completa?

I brani che sto preparando raccontano sfumature diverse dello stesso mondo: le relazioni, le contraddizioni, il bisogno di essere se stessi e la difficoltà di capire noi stessi e gli altri.

Non sono necessariamente legati da una storia precisa, ma da uno sguardo comune: il mio.

Con questo EP vorrei presentare FARNESE nella sua completezza, mostrando non soltanto il lato più immediato delle canzoni, ma anche quello più fragile, intimo e contraddittorio.

Ho lavorato per creare un progetto identitario, sincero e autentico, nel quale ogni brano avesse un senso preciso.

Ho voluto inserire anche canzoni scritte qualche anno fa, come Portorico, che ha segnato il mio percorso e mi ha aperto delle porte, permettendomi di vivere esperienze significative.

Mi sembrava importante che anche questo brano trovasse spazio nell’EP, perché ha fatto parte del percorso che mi ha portato fin qui.

4. Dalla vittoria del bando Labor Work alla selezione tra i 60 artisti di Musicultura 2026, il tuo progetto sta attraversando una fase importante di crescita. 

In questo momento, cosa senti di voler dimostrare soprattutto a te stesso come artista e quale direzione ti piacerebbe esplorare nei prossimi anni?

La mia priorità assoluta è rispettare me stesso e il mio modo di essere, prendendo il bello e il brutto (di quello che sono e che vivo), e trasformandolo in musica.

L’obiettivo, oggi e per il futuro, è restare me stesso e assecondare attraverso la musica quello che ho in testa, senza nasconderlo.

Voglio creare cose autentiche, nelle quali possa riconoscermi e sentirmi rappresentato.

Con questo progetto ho lavorato molto sul mondo interiore e sull’intimismo. In futuro mi piacerebbe esplorare anche altri territori, ma sono sicuro che qualsiasi direzione prenderò sarà sempre legata al mio modo di essere e di sentire in quel momento.