Dopo aver anticipato il progetto con i singoli “cattedrali”, “resistenza” e “pao pao”, wowdrugo ha culminato il suo percorso venerdì 19 giugno con “belvedere sullo spazio”, il suo primo album ufficiale, disponibile su tutte le piattaforme digitali.
In occasione di questa uscita abbiamo avuto la fortuna di parlarci e approfondire da vicino il suo nuovo progetto artistico,
Qui l’intervista e buona lettura!
- Il titolo “belvedere sullo spazio” richiama l’idea di un luogo da cui osservare il mondo con una prospettiva diversa. Se dovessi descrivere quel “belvedere”, cosa si vede da lì e cosa speri che riesca a vedere anche chi ascolta il disco?
Da questo belvedere si vede lo spazio e le opportunità che lo abitano. In questo spazio le cose prendono forma in modo diverso a seconda della prospettiva e della sensibilità individuale. Quindi non posso dirlo con certezza ma spero gli ascoltatori riescano a vedere un po’ della mia verità e a rispecchiarcisi dentro.
- Hai raccontato che l’album è nato da anni di scrittura e che inizialmente aveva un’impronta molto elettronica, per poi tornare a una dimensione più essenziale con chitarra, voce e archi. Cosa ti ha fatto capire che quella fosse la direzione giusta?
Era la mia prima esperienza in studio quindi abbiamo molto esplorato in un primo momento. Poi Elasi, un’artista meravigliosa nonché amica speciale, mi ha fatto notare che nelle nostre ricerche di suono si erano un po’ perse le mie canzoni e la mia chitarra. E ho capito che dovevo ripartire da lì. Poi con gli archi abbiamo tirato fuori il lato cinematografico della mia narrativa soprattutto grazie al lavoro del produttore Matteo Ruperto e di musicisti straordinari.
- Nel disco convivono vulnerabilità, immaginazione, tensione sociale e desiderio di libertà. Pensi che oggi la musica abbia ancora la capacità di creare uno spazio in cui fermarsi e riflettere, in un tempo che sembra chiederci di correre continuamente?
Noi forse fatichiamo a capirne l’importanza ma la musica è soprattutto quella capacità lì di fermare il tempo, di smuovere qualcosa e di veicolare messaggi importanti. Ritrovare nella musica queste possibilità vuol dire, a mio parere, concedersi il lusso di essere persone un po’ migliori.
- Officina Pasolini ha avuto un ruolo importante nella tua formazione e proprio lì hai presentato il disco dal vivo. Che significato ha avuto tornare su quel palco con il tuo primo album ufficiale e quanto è cambiato il wowdrugo che ha iniziato quel percorso rispetto all’artista di oggi?
È stato bellissimo e significativo per me. Io sono cambiato tantissimo, Officina è cambiata tantissimo (sono passati un po’ di anni eheheh) e anche il mondo intorno è cambiato completamente ma è speciale pensare che lì dove tantissime cose sono iniziate si sia un po’ chiuso un cerchio con la presentazione dell’album.
Intervista di Redazione
