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KAOS ALLA WENDY NIGHT

Scriviamo per raccontarvi quanto ci siamo divertiti alla Wendy Night: ma prima capiamo il concept. La serata, tenutasi il 10 giugno al Monk, orbita attorno all’idea di dare risalto alla scena emo-punk italiana, creando uno spettacolo che nei vari centri italiani crea aggregazione tra tutti gli appassionati del genere. In queste serate gli artisti si alternano esibendosi secondo un format, che prevede la necessaria presenza di una band.

L’evento è stato aperto da KTB, con una bellissima esibizione, portatore originale di un’estetica punk-rock, che riprende la wave anni 90-00’s di cui abbiamo tanta nostalgia. Il turno successivo spetta a Cyrus Yung, letteralmente il messia in versione pop rock-cantautoriale italiano. Particolare la scelta di citare Vasco Rossi in “Silvia” (Sally): ci ha colpito molto ascoltarla live. Successivamente Decrow ci ha spiazzati esibendo la cover pop-punk di Sere Nere di Tiziano Ferro, fratturando in mille pezzi il mio povero cuoricino. Poi, la performance della traccia “Lake Placid” accompagnata dagli scream di IN6N, diventa il momento di pathos più alto di tutte le esibizioni. Arriva il momento della Suicide Gvng, spezzacuori per eccellenza, trainatori di emo-girls in fiamme, divinatori di quell’emo-punk anni ‘10 con influenze che strizzano l’occhio alla trap: stiamo ancora in hangover!

Subito dopo ritorna IN6N, che chiude il suo set con Backd00r, e che distrugge tutto a colpi di diaframma: delle urla così cariche di odio e amore non le avevo mai sentite. Infine arriva Troyamaki, già di per sé padrone del palco: tra balli e movenze da divo questa volta ha alzato ancora il livello (adattando per la prima volta) i suoi pezzi all’esibizione con la band. Ascoltarli in questa veste li ha caricati di una nuova energia che possiamo dire con certezza che ci ha travolto in pieno.

Un’altra certezza che abbiamo è che alla Wendy Night si è fatto tanto, ma tanto casino, e onestamente non vediamo l’ora di rivederci e di rivivere quel clima di familiarità che ci ha fatto sentire a casa.

a cura di Yung Rxxmer, Minissale, Oracledaryo e 42centhotline
foto di Marta La Mara