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Delmore Schwartz, lo scrittore indimenticabile

“Sei l’uomo più grande che abbia mai conosciuto, un genio, solo i tuoi titoli bastano a fare salire sul mio collo la musa di fuoco”. Parole, e (non ancora) musica di Lou Reed, il frontman dei Velvet Underground, riferite al poeta e scrittore Delmore Schwartz. I due si conobbero all’università di Syracuse, dove Schwartz insegnava letteratura. Per il cantautore era di vitale importanza eccellere nella sua materia. Da lì in poi Lou Reed assurgerà al ruolo di mito del rock che tutti conosciamo, mentre Schwartz sprofonderà sempre più nei fantasmi dell’alcolismo e della depressione. 

Schwartz era il prototipo dell’artista autodistruttivo e maledetto. Nato a New York l’8 Dicembre 1913 da una famiglia di ebrei rumeni, si era messo in luce con la pubblicazione di “Nei sogni cominciano le responsabilità”, una serie di racconti da mettere vicino a quelli dei grandi specialisti del genere come Raymond Carver. Ma era soprattutto un poeta, già da ragazzo con notevole audacia, scriveva ad Ezra Pound, elogiando i suoi lavori ma permettendosi di criticarlo. Amava Rimbaud, i simbolisti, i poeti che mutano in cristallo la parola.

Negli anni la salute inizia a peggiorare e le paranoie persecutorie si moltiplicano, continua a scrivere ma senza ispirazione, lui, baciato da un talento innato ma distrutto dai vizi, muore in una sordida camera d’albergo di New York, da solo, come un profeta. Il suo cadavere viene trovato solo tre giorni dopo, con indosso la lettera di T.S Elliott con cui si complimentava per alcuni lavori giovanili. Anni dopo anche Saul Bellow ne romanzerà la vita nel celebre “Il dono di Humboldt” . Con questo libro vincerà il Pulitzer e poi il Nobel. Le caratteristiche del protagonista sono modellate su quelle dello scrittore; geniale, ma anche inconsapevole e impacciato, fino a causarsi da solo umiliazioni e guai. Saul Bellow prende la figura di Schwartz per delineare il rapporto fra arte e potere, e la difficoltà per l’artista di stare al mondo.

Delmore Schwartz non sarà forse celebre come altri o inserito nel canone della letteratura mainstream, ma ha segnato profondamente chi lo ha conosciuto, e ha lasciato un segno indelebile nel cuore di due geni del novecento. Questo basta.

Articolo di Simone Giunta