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Flaminia: un film inaspettato

Michela Giraud si unisce a Paola Cortellesi e Margherita Vicario (leggi l’articolo “Gloria! La fiaba di Margherita Vicario“) nel gruppo delle registe esordienti dell’ultimo anno, e lo fa con “Flaminia“, un film che punta a sorprendere. 

Nella serata in cui il cast è stato ospite al cinema Lux prima della proiezione in sala, l’interazione col pubblico ha portato a galla qualcosa di inaspettato. Così molti spettatori alla domanda “cosa ti aspetti da questo film?” hanno dato la stessa risposta: ridere. Perché questo ci si sarebbe aspettati da un’artista di stand-up comedy concorrente della prima edizione di LOL.

Tuttavia Michela Giraud ha sorpreso tutti con una storia irriverente: si prende gioco della Roma nord odierna, sceglie i suoi stereotipi di ragazza ricca – con l’ossessione per la forma fisica e i locali chic – il figlio di papà viziato e li estremizza. 

Circondarsi di persone che le ricordano in ogni momento qual è il posto giusto a cui appartenere, diventa per Flaminia l’unico modo per sopprimere se stessa. A rompere il circolo vizioso che la stava conducendo all’altare di un matrimonio artificioso e ingabbiato è l’arrivo inaspettato della sorella autistica. 

Tuttavia Ludovica non è solo una sorella, ma una raffigurazione di ciò che ciascuno di noi è e che sa di essere, per quanto tentiamo di nasconderlo davanti ad una società basata sull’apparenza e convenevoli artefatti. 

Se Flaminia, nella patinata Roma Nord, può ricordarsi chi è ed accettarsi a scapito di perdere quei rapporti costruiti con tanta fatica ma pur sempre fondati sulla superficialità, allora ciascuno può ritrovare la propria Ludovica in una persona, in un luogo, in un libro, in un passatempo, ed accoglierla come liberazione da tacchi alti, panciere asfissianti ed etichette limitanti. 

Articolo a cura di Martina Massa