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In ogni vita la noia deve cadere.

Al Teatro Parioli di Roma dal 26 al 28 gennaio è andato in scena “In ogni vita la pioggia deve cadere“, firmato nella regia da Fabio Grossi, e profumatamente prodotto da Teatro Stabile d’Abruzzo, Stefano Francioni Produzioni e Argot Produzioni. Dal cast d’eccezione che ha visto in scena Leo Gullotta accompagnato dallo stesso Fabio Grossi e dalla copiosa affluenza di pubblico, le aspettative c’erano. Certo, la lettura della sinossi aveva allarmato la redazione, forse più che allarmato, diremmo avvertito, presentandosi come l’ennesima commedia LGBTQ+ forzatamente strappalacrime. Tuttavia, come si direbbe, non giudicando il libro dalla copertina, ci siamo fatti strada tra il folto pubblico di profani ammiratori e operatori dello spettacolo presenti. E infatti, dopo i primi venti minuti di pièce, era chiaro che le nostre prime impressioni non avrebbero potuto trovare conferma più esatta. La lentezza del ritmo, scandito da poche popolari battute d’effetto, l’intreccio impastato di inconcludenti trovate drammaturgiche strappate alla televisione, hanno dilatato la percezione temporale del prodotto, provocando non pochi sbadigli. Il pur piacevole arredamento salottiero allestito in scena e la pregevole interpretazione di Leo Gullotta, non hanno purtroppo addolcito l’amarezza di una drammaturgia povera di inventiva e credibilità.

Serena Spanò

Commento Profano

Essere fuori dal tempo non è sempre un valore ed è il tempo il grande protagonista, involontario, dell’opera teatrale. Un tempo che fa attendere un climax che non avviene mai, ma si dissipa sul sipario senza regalarci nulla.

A cura di Michele Piramide.