Traccia corrente

Titolo

Artista

Ora in onda

Tutti in Vetrina

15:00 16:00

Ora in onda

Tutti in Vetrina

15:00 16:00


4 5 6, storia di una Famiglia


Un forte odore  di sugo bollente che  pervade la sala del Teatro Vascello e tre silenti figure in scena sono l’incipit del “ 4 5 6” con Massimo De Lorenzo, Carlo De Ruggieri, Cristina Pellegrino e con Giordano Agrusta; scritto e diretto da Mattia Torre.


Un sugo lasciato a ribollire da quattro anni, lascito della defunta nonna paterna. Ma a che vale tenere calda una minestra che non fa altro che consumarsi da sola, che perde il proprio sapore man mano che viene annacquata?
Il sugo della nonna si rivela nient’altro che metafora delle scelte della famiglia: continuare una vita motivata solo dalla stasi del quotidiano, resa sempre più insipida dalla mancanza di sale come la scoperta e l’avventura. L’opzione di lasciar andare il proprio figlio a Roma è inconcepibile e quindi irrealizzabile, come se la capitale fosse viatico di ogni tipo di malanno e di corruzione dell’animo.
Innovarsi comprometterebbe quei valori che sono un monolite inamovibile come la morte stessa .
Tutti invocano Dio in un dialetto calabrese che nei dialoghi prende il posto di un italiano che risulterebbe fuoriluogo, poiché frutto di un aprirsi al progresso, invece il dialetto ha le fattezze dell’antica credenza; la lingua nella sua inaccessibilità come avamposto di arretratezza culturale e baluardo contro l’ignoto.
Muorimi” del giovane è una preghiera che vuole non delegare ad altri il potere di porre fine alla propria esistenza, ma affermare che questa vita non vale la pena di essere vissuta. 
E la morte arriva. 456 sono i numeri assegnati ai loculi di ciascun membro della famiglia; loculi che sono il grande lascito familiare, il grande investimento per i risparmi di una vita, loculi che sono la realizzazione del vivere nel passato e per il passato.
Così l’ultimo confronto familiare culmina in tragedia che annienta i desideri personali di ognuno e in un vortice di incomprensione e paura la madre non avrà più indietro la sua “tijella” , il figlio non vedrà mai Roma e il Padre perderà il buon nome.
Articolo di Martina Massa e Michele Piramide