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Sono solo Polvere dei Desert Kosmo

Il 23 febbraio scorso è uscito il singolo “Sono Solo Polvere”, nuova canzone della band capitolina Desert Kosmo, che anticipa l’uscita del loro novello progetto “Atto Primo” il 15 marzo prossimo.

La traccia è prodotta dall’indipendentissima Kosmica Dischi, etichetta/collettivo romana ideata e fondata da Federico Bruzzaniti e Federico Torroni inizialmente per la necessità di pubblicare la loro musica in piena libertà non dovendo sottostare a nessuna voce grossa , successivamente allargata ed aperta all’inserimento di nuovi progetti musicali (vedere Algot, Samuele Cyma, Krovi, Murosuono).

I Desert Kosmo sono un power-trio che si definisce Emogaze, un sottogenere musicale nato dalla combinazione tra lo stile vocale dell’Emo e le sonorità dello Shoegaze (significativo utilizzo di effetti per chitarra e basso a creazione di un muro sonoro).

Ma concludendo la becera teoretica sui generi musicali, parliamo del loro nuovo singolo: “Sono Solo Polvere”. Tra l’altro da poco inserito nella playlist spotify “Ai lati d’Italia” della Tempesta Dischi. Evidente è l’utilizzo massiccio di effettistica intervallato tuttavia da un ritornello intimo dalle vene dolciastre (lieve richiamo al filone Gazebo Penguins – Fine Before You Came) che confluisce nel finale con l’esplosione della voce seguita da un assolo di chitarra (che ricorda pacatamente gli Interpol) quasi malinconico, nostalgico ma breve, godibile, commerciale, molto esatto secondo il mio gusto. 

Il singolo preannuncia l’Ep “Atto Primo”, progetto musicale che “tratterà del tema della rinascita attraverso tre fasi emotive: depressione, accettazione, rabbia.” Un rimando alla suddetta tripartizione concettuale si manifesta rispettivamente nei tre ritornelli di questo nuovo singolo: “non voglio esistere, sono solo polvere per te”, “non voglio smettere di fare come se la mia vita senza te sia incantevole”, “il tempo in cui eravamo solo io e te non era più semplice”.

Traspare evidente, dal testo, il taglio interiore dovuto ad un vissuto nostalgico e allo stesso tempo presente, pertanto un sentimento di frattura. Ricollegandoci al tema della rinascita, la rottura è determinante per ricominciare a costruire un’integrità intima devota al vivere.

Durante la canzone si passa dall’accettazione passiva di uno stato d’animo malinconico, desertico, antivitale, alla rivoluzione interiore che scardina quella condizione stagnante che tramite la rabbia fa posto ad un vuoto, vuoto nuovo che necessita di riempirsi, di rinascere.

Ascolta qui il Brano
Articolo di Archita Giuseppe Russo


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