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Due chiacchiere con Er Pinto

Conversando con Er Pinto, uno spaccato sulla cultura underground.

L’arte ha bisogno di riprendersi i suoi spazi, quanto credi la tua voce abbia un impatto su questa grande opera di riappropriazione ?

Credo che ci sia bisogno di riuscire ad avere un senso critico per riuscire a distinguere cosa è arte e cosa non lo è. Specialmente con l’avvento dei social, tutti fanno tutto e possono fare tutto. Pochi hanno la pazienza, il tempo e la curiosità per cercare di capire, di approfondire, di valutare. Sarebbe bello tornare per un momento al mondo reale, fuori dagli schermi, per capire chi sa veramente fare e chi no. Il mondo virtuale falsifica e crea dei falsi miti in tutti gli ambiti che spesso penalizzano quelli che invece hanno una vera preparazione e che faticano a svendere i propri contenuti alle piattaforme, agli algoritmi e alle logiche del marketing. Spero che la mia voce abbia un impatto su chi ne ha bisogno, su chi ha ancora voglia di pensare, di sognare, di ritagliarsi un piccolo momento di qualità per se stesso.

La riappropriazione degli spazi, se intendiamo scrivere sui muri, dovrebbe essere sempre un mezzo e non un fine. Ha molta più potenza una scritta su un muro di un contenuto social se quella scritta su un muro diventa solo e soltanto un contenuto social ha perso completamente di significato.

 

Aiutaci a capire meglio come il mondo della Street Art e la tua Poesia si siano incrociati e quanto è importante per te ora portare la tua voce in giro per l’Europa!

Credo che le due cose abbiamo viaggiato sempre di pari passo. Per me la scrittura e la poesia di strada hanno la stessa radice e lo stesso epicentro d’ispirazione, cambia soltanto il mezzo che a volte è un libro altre volte un muro e altre ancora un palco. Da quando sono uscito dall’anonimato, dopo dodici anni, nel 2022 è cambiato soltanto che ora sono io stesso a raccontarmi anche in una versione live sul palco. Andare in giro per l’Europa come mi è capitato di fare a Parigi, al festival Dolcevita Sur Seine e alla Sorbonne, o all’ICC di Praga nel 2019 è stata una sorta di consacrazione e un segnale che tutto quello che sto facendo ha ancora senso, per me e per altri, cosa che non è sempre così chiara. Credo molto in quello che faccio e non l’ho mai vissuto come un hobby o un passatempo della Domenica. È quello che mi piace fare, è la mia vita.

 

Hai anche fondato una casa editrice, questo forse è il tuo gesto più folle ?

Sì, perché investire in questo ambito nel 2024 è veramente da pazzi. Mi piacciono le sfide. Ma la mia scelta è stata anche una scelta di libertà. Mi sono da sempre autoprodotto perché credo che sia frustrante che uno scrittore debba stare a pregare le case editrici per farsi pubblicare. Anche qui sembra che lo scrivere sia semplicemente un prodotto per il mercato e non un gesto, una voglia, un’esigenza. Nelle mie poesie c’è la mia storia più intima e personale e preferisco proteggerla e rispettarla. Poi non mi piace il modus operandi di alcune case editrici che pubblicano il libro di una influencer qualsiasi, che non ha mai letto un libro, soltanto perché vende sicuramente milioni di copie. Sarebbe bello se le case editrici scegliessero chi pubblicare anche dal merito e dal contenuto e non soltanto dal livello di spendibilità di un progetto. Ormai soltanto se hai i follower o sei un vip vali qualcosa e sei pubblicabile, vogliono assicurarsi un minimo di vendite e guadagni certi ma questo abbassa di tanto il livello dei contenuti e di conseguenza il livello culturale del paese. Partendo inizialmente dall’auto produzione ho messo su una piccola casa editrice indipendente – Sine luna Editrice-  ed è un gesto di protesta e un sacrificio enorme su tutti i fronti. Per fortuna sono riuscito sempre a fare dei numeri di vendite che mi hanno permesso di poter continuare ad autofinanziarmi ma sono certo che non contando solo e soltanto sulle mie forze avrei venduto molto di più. Mi piacerebbe comunque pubblicare per una casa editrice importante se capiterà questa opportunità per dimostrare proprio che questa finora è stata una scelta e non un ripiego. Dopotutto non ho ancora mai mandato nulla a nessuna casa editrice!

Articolo di Michele Piramide