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Nella poesia di Dino Campana

Non poteva saperlo, Ardengo Soffici, quando Papini gli passò il manoscritto de Il più lungo giorno, che da lì sarebbe nata una delle opere più importanti della poesia del ‘900 italiano (e non solo). Quando, infatti, chiederà che gli venga restituito il manoscritto, e Soffici risponde di averlo perso, Dino Campana ritorna sui monti, a Marradi, sua città natale, e comincia una nuova stesura de Il più lungo giorno. Non una ricalcatura a memoria, non un tentativo di recupero, ma una vera e propria rielaborazione a cui Campana darà titolo Canti Orfici. Questa e altre storie sono raccontate nella nuova edizione Crocetti Le più belle poesie di Dino Campana, a cura di Aldo Nove, che inaugura una nuova collana di tascabili della nota casa editrice.

La ricerca di Campana è segnata dalla ricerca di una specificità di senso – che è cosa diversa del significato – tipica del visivo: «Campana non è un veggente o un visionario: è un visivo, che è quasi la cosa inversa», così Contini. L’intento di rappresentare è quasi ossessivo: fioriscono gli aggettivi, le specificazioni, l’oggettività della percezione. Ed è frequente, nell’intento di raggiungere questa specificità, la ricerca di Campana di ciò che sta al di là del significato della parola, verso una prospettiva più evocativa, legata – come dice Nove nell’introduzione – più al significante. 

La selezione, divisa in due sezioni (Da Canti Orfici e Altre poesie), avvicina il lettore per gradi a questa poetica; in primo luogo ci si ritrova dispersi sotto gli archi enormemente vuoti di ponti sul fiume impaludato in magre stagnazioni plumbee, poi ad ascoltare la matrona nel raccontare la sua vita, un lungo peccato: la lussuria. E man mano, seguendo fino alle poesie propriamente dette si ritrova invece la ripetizione, la ricerca del suono già insita nella struttura dei Canti, e messa sul piedistallo dalle scelte di Nove. 

Un libro, questo edito da Crocetti, senz’altro ottimo per essere iniziati a Campana, ma anche perfetto per una (ri)lettura affettuosa, in ricerca di quei versi che ci hanno tanto emozionato.

Articolo di Fabrizio Pelli